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Antiossidante o antinfiammatorio?

Le specie chimiche reattive (SCR) e, in particolare, le specie reattive dell’ossigeno (reactive oxygen species, ROS), sono potenzialmente dannose e per questo assumiamo delle sostanze nella dieta che hanno attività di “scavenger”. Questi antiossidanti sono in pratica sostanze in grado di prevenire o annullare l’azione, tipicamente ossidante, delle SCR.

Vediamo di capire come funzionano. Il Sistema biologico adotta, di fatto, strategie che sono state adottate anche in altri ambiti, come ad esempio quello bellico. Se pensate infatti ad un sommergibile o ad un aereo che viene attaccato con siluri o missile, per evitare l’impatto vengono lanciati dei “finti bersagli”. Lo scopo è fare in modo che l’agente distruttivo (nel Sistema biologico la sostanza SCR) raggiunga il bersaglio (proteine o DNA o RNA) creando danni. Per questo alcune molecole si prestano per essere distrutte e funzionano da “finti bersagli”. Queste molecole sono appunto gli anti-ossidanti.Se non ci fosse l’antiossidante il nostro Sistema biologico sarebbe sottoposto continuamente a mutazioni genetiche: la reazione di una specie ossidante con il DNA porta infatti alla interazione delle molecole di DNA con inserimento di una “variazione” ovvero una mutazione genetica. Le nostre cellule tuttavia hanno dei sistemi di riparazione che sono in grado di identificare le mutazioni che si sono create, e ripristinare il danno. Per cercare di fare un esempio più comprensibile, pensiamo ad una città. Nelle strade della città si formano periodicamente delle buche e in situazioni normali vengono riparate. Se la velocità con cui si formano le buche è più alta di quello che occorre per ripararle, il risultato è che la strada dovrà venire chiusa perchè è diventata impraticabile. Nella nostra cellula accade la stessa cosa. Abbiamo delle squadre di riparazione dei danni, ma se la velocità di formazione dei danni è troppo elevate i sistemi di riparazione del danno cellulare non riescono a starci dietro, e la cellula preferisce andare incontro a morte cellulare programmata. In taluni casi, quando i danni interessano i geni delle proteine deputate alla riparazione del danno cellulare o alla morte programmata della cellula, allora questi “meccanismi” interni vengono compromessi e la cellula non è in grado di utilizzare le strategie correttamente. Il risultato è che continua a riprodursi senza preoccuparsi dei danni che sono stati introdotti, diventando cellule neoplastiche, o più comunemente tumori.

Gli anti-ossidanti quindi sono molto importanti, ma non bastano!

Tornando all’esempio dei missili lanciati al sottomarino, se le “contromisure” non sono state sufficienti a mascherare il bersaglio, il sommergibile è stato colpito, ed avere solo bersagli finti non basta, occorre riparare il sottomarino. Tornando a cosa accade al sistema biologico, quando una specie reattiva colpisce la cellula, questa oltre ad attivare i sistemi di riparazione dei danni, attiva anche una serie di “sentinelle” che informano dell’attacco e della necessità di correre ai ripari. Queste sentinelle sono le citochine, che hanno il compito, fra gli altri, di attivare la cascata infiammatoria.

Questo ci fa capire che quando la cellula viene colpita, di fatto partono i segnali della cascata infiammatoria.

Si parla di “cascata” perché dobbiamo immaginare un sistema a gradini, in cui una molecola interagisce con più di una molecola (facciamo tre per capire un semplice esempio).Se la nostra citochina ha attivato tre molecole al primo gradino della cascata, queste al secondo gradino della cascata, anche ciascuna di loro attiverà altre tre molecole. Al secondo gradino avremo quindi (3+3+3) 9 molecole. Al terzo gradino saranno 27, al quarto 81, …. Nell’esempio abbiamo usato 3, ma considerate che il precursone NFkB regola da solo più di 500 molecole coinvolte nella risposta infiammatoria! Questa “cascata”, se troppo violenta, è quella che viene definita “tempesta citochinica”.L’attivazione della risposta infiammatoria, come abbiamo visto, è un meccanismo naturale di difesa per “svegliare” tutti i soldati e tutte le squadre di intervento per riparare eventuali danni. Il sistema, se gli stimoli non sono troppi, sistemato il danno si spegne e tutto va a posto. Se il sistema è iper-stimolato non riesce a capire quando è stato tutto riparato. In pratica è come se invece di spegnarsi si autoalimentasse. Questo dal punto di vista clinico è identificato come “infiammazione basale”. Normalmente siamo portati ad associare l’infiammazione ad un trauma: quando abbiamo una botta o una ferita, vediamo la zona arrossata ed intuitivamente associamo il rossore all’infiammazione. Non è scorretto, ma questa è una infiammazione secondaria. Tipicamente questa infiamamzione ha caratteristica acuta. Inizia e finisce in un periodo limitato di tempo ed è associata ad un evento traumatico. L’infiammazione di cui abbiamo visto sopra è una cosa più subdola. Non la si vede: fa parte di un “dialogo” cellulare che mantiene tutti i sistemi allertati, anche quando non ce ne è bisogno. Quello che sta emergendo in modo sempre più chiaro è che l’infiammazione BASALE è alla base di moltissime (per non dire tutte) le patologie croniche: dall’ipertensione al diabete, dalla sindrome metabolica al Parkinson… Occorre quindi un sistema che spenda questa infiammazione basale. L’anti infiammatorio che per eccellenza fa questo è il cortisone (e tutti i derivati dei corticosteroidi), tuttavia queste molecole di sintesi, oltre a spegnare l’infiammazione, inibiscono anche il sistema immunitario ed interferiscono sull’asse endocrino ipofisi-ipotalamo-surrene. Senza entrare nel dettaglio questo asse metabolico è quello che regola il nostro umore, la fame, la concentrazione, la tranquillità (o irrascibilità)… insomma è meglio non disturbare questo sistema delicato di ormoni!

Bisogna spegnere l’infiammazione in un modo differente!

I fenil-propanoidi sono molecole naturali che oltre ad avere una attività “scavenger” hanno anche una azione anti-infiammatoria.

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